Direttore Sanitario: Dott.ssa Antonella Paolucci

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Profilassi al parto e corso di preparazione al parto

CARDIOGRAFIA (CTG)


Dalla 32ªsettimana di gravidanza fino al termine
È un esame “composito”. Si eseguono infatti 3 osservazioni biofisiche, la biometria fetale (o auxologia), la flussimetria e la cardiotocografia e si sommano i risultati.
La biometria si esegue a vescica vuota, con una sonda addominale. Si utilizza un ecografo provvisto di programmi di misurazione e calcolo. Raramente, solo se il ginecologo che esegue l’esame lo ritiene necessario, si utilizza per quesiti specifici una sonda transvaginale. Dura dai 15 ai 30 minuti. Si misura il feto in tutti quei distretti che sono indicativi del suo stadio di sviluppo.
La flussimetria si esegue a vescica vuota, con una sonda addominale. Si utilizza un doppler pulsato e un ecocolor doppler. La sua esecuzione prende di solito dai 15 ai 30 minuti.
Per la cardiotocografia si applicano sull’addome materno due fasce recanti ognuna un diverso trasduttore, uno per la registrazione della frequenza cardiaca fetale e una per la registrazioni dell’eventuale attività contrattile. Solitamente il periodo di registrazione varia dai 20 ai 90 minuti, durante i quali la gestante dovrà rimanere sdraiata.

Il profilo biofisico va eseguito solitamente dopo la 34ª settimana di gestazione; solo in casi particolari può essere necessario effettuarlo in epoca più precoce. Normalmente l’esame può essere ripetuto più volte, a distanza di giorni o settimane, se ritenuto necessario dal ginecologo curante, fino al parto.
Il profilo biofisico fetale fornisce tutta una serie di informazioni sullo stato fetale, da quelle biometriche a quelle funzionali:

  • Posizione del feto
  • Peso stimato (approssimato al 10%)
  • Posizione della placenta
  • Giri di funicolo (cordone ombelicale)
  • Studio dei ritardi di crescita
  • Valutazione quantitativa del liquido amniotico
  • Stato di ossigenazione fetale e di benessere intrauterino
  • Sorveglianza dell’ipossia acuta e cronica
  • Attività contrattile dell’utero.

PREPARAZIONE AL PARTO


La nuova psicoprofilassi al parto è orientata all’utilizzo di metodiche che consentono di aderire alle esigenze della donna in gravidanza e della coppia, intesa come opportunità di crescita, di partecipazione attiva e di maggiore consapevolezza nella gestione dell’evento nascita.Il corso vuole rappresentare il momento di sostegno e di conoscenza e una possibilità di risposta alle necessità personali di ogni partecipante, attraverso un percorso di gruppo altamente individualizzato e attento.
Obiettivi del corso:

Il corso comprende una serie di metodiche finalizzate a:

  • Consapevolezza e “appropriazione” del corpo e del corpo in evoluzione
  • Gestione delle tensioni, dei disagi e delle sensazioni legate al momento di vita
  • Focalizzazione degli aspetti e dei vissuti inerenti il percorso che va dalla scoperta della gravidanza al rientro a casa con il bambino
  • Crescita individuale e di coppia rispetto ai processi emozionali che accompagnano e sostengono il percorso
  • Conoscenza e informazione rispetto ai processi in atto e all’evento del parto
  • Gestione del bambino: tutto ciò che è necessario sapere e capire

TRAINING AUTOGENO


Il training autogeno è una tecnica di rilassamento psicofisiologica, sperimentata da J.H. Schultz che la definì come “un metodo di autodistensione da concentrazione psichica” utile per riuscire a produrre modificazioni a livello fisiologico e psichico in chi la pratica.

Training significa “allenamento” e Autogeno “che si genera da sé”

Il training autogeno prevede esercizi strutturati, il cui utilizzo aiuta a ridurre lo stress e l’ansia, intervenendo sulle tensioni muscolari permette di scaricare meno le lioresal gravidanza in tensioni sui vari organi, migliorando quindi, la funzionalità degli apparati.

Finalità generale del Training Autogeno:
sperimentare stati di rilassamento via via sempre più profondi, in modo che ci si possa sentire sollevati dalle tensioni quotidiane e che si possa ripristinare e mantenere l’equilibrio dei processi e degli stati fisiologici e psicologici, ogni qual volta l’organismo rilevi segnali di sovrattivazione quali: sensazione soggettiva di ansia, tensione e rigidità muscolare, aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, affaticamento precoce, scarso controllo delle reazioni emotive, difficoltà di concentrazione/distraibilità, pensiero negativo.

Pertanto questa tecnica di rilassamento permette di affrontare meglio situazioni cariche emotivamente, migliorare il tone dell’umore, recuperare energie, migliorare il livello di attenzione e memoria.

ALLATTAMENTO AL SENO

TRA ISTINTO E APPRENDIMENTO

Madre e bambino sono, dal punto di vista anatomico e fisiologico, naturalmente programmati per essere in grado di condurre l’allattamento al seno.

L’allattamento al seno è per alcuni aspetti assolutamente istintivo: se si lascia un neonato appena nato sul ventre materno, si potrà osservare come lentamente riesca a spingersi verso il seno ed inizi a succhiare. D’altro canto altri aspetti sono invece appresi, culturali: se la mamma ha avuto modo di osservare l’esperienza dell’allattamento, le verrà naturale applicarla. Non sempre però le mamme hanno avuto questa opportunità e possono aver bisogno di aiuto e sostegno soprattutto nei primi tempi dopo il parto. Per questo motivo un argomento così importante dovrebbe essere affrontato già durante la gravidanza con letture specifiche, o nei corsi di informazione che si tengono prima della nascita.

COMINCIARE AD ALLATTARE

È importante che venga data l’opportunità di iniziare ad allattare il prima possibile dopo il parto.

L’Unicef considera questo uno dei criteri fondamentali di valutazione degli ospedali che promuovono l’allattamento al seno. In questa fase infatti il bambino è particolarmente attivo e disponibile a poppare, inoltre la sua vicinanza può aiutare la mamma a concretizzare quel meraviglioso passaggio “dalla vita dentro alla vita fuori” e si stimolerà la produzione del latte.

POSIZIONE DA ASSUMERE

Durante la poppata la mamma può scegliere la posizione nella quale si trova più comoda. Può mettersi seduta sul letto o su una poltrona, eventualmente sollevando un po’ le gambe con un sostegno sotto i piedi. Può preferire la posizione sdraiata su di un fianco, specie all’inizio a causa dei punti sul perineo o di un parto cesareo; tale modalità rimane molto utile, anche successivamente, per poter allattare di notte senza alzarsi. Si può affermare che qualunque posizione è valida, soprattutto se la schiena è ben sostenuta.

Il bambino deve avere il corpo rivolto verso quello della mamma. Se è tenuto in braccio, le spalle e il sederino devono essere ben sostenuti dall’avambraccio della mamma o dalla sua mano in modo che il collo sia lievemente esteso. È importante che la testa sia allineata al corpo, cioè orecchio, spalla e fianco devono essere sulla stessa linea. Inoltre il bambino dovrà trovarsi con il naso ben centrato davanti al capezzolo. Per tenere il bambino alla stessa altezza del seno, può anche essere utile un cuscino poggiato sulle ginocchia. Il seno può essere sostenuto con la mano posta a formare come una “C” (cioè le quattro dita sotto la mammella e il pollice al di sopra). La mamma può così dirigere il capezzolo verso le labbra del bambino e sfiorarle al fine di stimolarlo delicatamente a spalancare la bocca. Evitare la posizione delle dita “a forbice”, in quanto l’areola non è sufficientemente libera da permettere un’adeguata presa da parte del bambino. Inoltre la pressione delle dita sull’areola potrebbe ridurre la fuoriuscita del latte. Appena la bocca sarà ben spalancata è opportuno che la mamma avvicini rapidamente il corpo del bambino verso il seno. In questo modo il bambino riuscirà ad introdurre in bocca non solo il capezzolo ma anche una porzione, la più ampia possibile, dell’areola mammaria, soprattutto della sua parte inferiore.

Attaccato il bambino al seno, è utile assicurarsi che:

  • la bocca sia ben aperta;
  • le labbra siano rivolte all’esterno;
  • la lingua si trovi tra il seno e il labbro inferiore;
  • il mento deve toccare il seno.

Se si sente dolore ai capezzoli potrebbe dipendere dal fatto che il bambino non è ben attaccato: è necessario quindi introdurre un dito tra la cute dell’areola e la bocca del bambino per staccarlo delicatamente e riprovare ad attaccarlo, controllando che il bambino tenga la bocca bene aperta per afferrare l’areola e non solo il capezzolo. Se la mamma ha l’impressione che il bambino abbia il naso troppo vicino al seno, può spostare il sederino verso di lei e il naso si allontanerà automaticamente.

A CHI CHIEDERE

La mamma può rivolgersi al Centro Prevenzione Donna, dove un Team di Specialisti ( Ostetrica-Pediatra e Psicologa), propongono un supporto nel puerperio; si organizzano incontri individuali o in gruppo per confrontarsi con mamme che vivono o hanno vissuto l’esperienza della maternità e dell’allattamento per aiutare a condividere i sentimenti e le preoccupazioni di questi primi tempi.

MASSAGGIO INFANTILE


Impariamo a massaggiare il bebè

Dall’india un massaggio sapiente per riscoprire il senso materno ed aiutare il bambino
ad affrontare serenamente la vita.

Ogni bambino, dal primo giorno di vita, ha un grande bisogno di essere toccato e non sempre i genitori sono consapevoli di questa sua esigenza. In culture diverse dalla nostra, come in certe zone dell’africa, i figli vengono portati sul dorso dalla madre per tutta la durata dell’infanzia. In india poi, esiste una tradizione popolare secondo cui le madri massaggiano i loro piccoli tenendoli sulle proprie gambe e guardandoli negli occhi. In occidente lo sviluppo psicologico ha diminuito la possibilità e spesso anche il desiderio di contatto. I bambini spesso, vengono toccati in modo sbrigativo e nervoso e crescono reprimendo il forte ed istintivo bisogno di contatto. Divenuti adulti, a volte percepiscono che in noi esiste una specie di vuoto interiore e quando ci si sente inspiegabilmente insoddisfatti, si tratta il più delle volte di una carenza di contatto. La nascita è a sua volte marcata dal contatto, anche se, dopo il paradiso della gestazione, è la prima vera crisi dolorosa. Per tale ragione sarebbe bene subito dopo la nascita, poter mantenere il bambino appoggiato sul caldo ventre materno per alcuni istanti, mentre è ancora collegato all’interno del cordone ombelicale in modo da rinfondergli quella sicurezza che gli proviene dal calore e dal contatto affettuoso ed accogliente. Le sensazioni tattili provate nei primi istanti, nei primi mesi e nei primi anni di vita si imprimono nel sistema nervoso come tracce indelebili: quanto maggiore sarà il contatto sereno nei primi anni dell’infanzia, tanto più lo sviluppo psicologico del bambino sarà favorito. Il bambino toccato con amore e nel giusto modo, ha la sensazione di essere prezioso e di “valere”. Il massaggio è in fondo un gesto dolce che traduce un messaggio del cuore. Provare a restare a tu per tu con il proprio figlio e percepire attraverso il tatto e il cuore il senso dell’abbandono e di appagamento che lo pervade e lo anima è un’esperienza bellissima, unica ed irripetibile, che merita senz’altro di essere vissuta.

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